La chiesa di San Rufino sorge su una via di transito, in un luogo abbastanza baricentrico rispetto alla popolazione della zona, vicino alla torre merlata quadrangolare, nei terreni che in epoca medioevale appartenevano alla nobile famiglia dei Solari.
Alla luce delle odierne conoscenze e documentazioni non è possibile aver notizie precise circa il periodo di costruzione.

Certo la fabbrica è anteriore al 1156 poiché in quell’anno, in un lodo di consoli del 24 febbraio 1156 in Not. Gio Scriba (Vol. I Chartarum della società di Storia patria) si ha notizia che un certo Gandolfo de Pasteriis contende una porzione di terra al presbitero Oberto “dell’ecclesia di S. Rufini de Levi”.

Non essendo il nome del presbitero preceduto da alcun titolo è incerta la funzione svolta dalla chiesa di San Rufino, ma già dal 1224 si parlava di parrocchia. Ed è possibile, facendo riferimento a documenti e registri parrocchiali, stendere un elenco dei parroci, iniziando proprio dal 1224, con riferimento ad un certo Andrea “ministro ecclesie S. Ruffini de Levi” (not. Federico da Sestri, Fogliazzo dei notai). La chiesa divenne poi Arcipresbiteriale; ne abbiamo la certezza perché come tale viene indicata negli atti della visita pastorale compiuta dal cardinale Durazzo tra il 1645 e il 1652 e con la stessa denominazione compare dal 1669 pure nei libri dei Conti conservati nell’Archivio parrocchiale.

San Rufino apparteneva alla categoria delle chiese plebane ( in tal modo viene definita nei libri dei Conti dei Massari della chiesa stessa), si differenziava cioè da quelle ecclesiae castri che facevano parte di luoghi fortificati, era invece punto di incontro delle popolazioni locali, di circoscrizioni rurali che interagivano anche a livello di scambi di prodotti agricoli e di decime. Nei confronti delle popolazioni circostanti la chiesa svolgeva pure la funzione di cimitero, funzione che si è protratta fino ai giorni nostri.

Veduta della Chiesa di San Rufino

La cura della chiesa spettava al clero; la curia di Genova ne mantenne il possesso per tutto il Medio Evo, ma dal 1501 fino al 1605, anno nel quale ritornò nelle mani del clero secolare, fu tenuta probabilmente dai monaci benedettini, dipendenti dal monastero di Borzone. Ne sarebbero testimonianza gli Atti di Mons. Bossio del 1582 e la presenza come rettore della chiesa, nel Registro dei battesimi conservati nell’Archivio di San Rufino, di un certo Frater Leonardus Barranus.

Intorno al 1500 l’edificio doveva essere ancora privo di sacrestia perché Mons. Bossio che, come già detto, la visitò nel 1582 ordinò che vi si costruisse.

In effetti dal libro dei conti dei Massari della chiesa, libro che inizia proprio dal 1605, sappiamo che tra il 1605 e il 1628 si restaurò il portale di ingresso e si cominciò a parlare di fabbrica della sacrestia e della canonica, lavori che continuarono fino al 1672.

Tra il 1675 e il 1688, probabilmente la chiesa stessa fu totalmente demolita e poi riedificata come si deduce dalle rilevanti spese sostenute per opere di costruzione (materie prime: mattoni, calcina, chiodi ecc) e per il pagamento delle giornate a maestri e lavoranti.

Terminati i lavori di ristrutturazione esterna cominciarono quelli interni all’edificio:
1698 Si strutturò l’altare di san Giovanni Battista.

Non si riesce a comprendere, in quanto non vi sono documenti al riguardo, come sia avvenuta la soppressione del precedente altare di San Giovanni Evangelista che certo esisteva nel 1517 come da testimonianze notarili (Not. Baldassarre da Corona, foglio 122 dove si dichiara l’altare essere servito da un apposito cappellano).
1702 Fattura della cappella del Carmine e del Rosario.

I lavori per la ristrutturazione e la fabbrica del complesso della chiesa vennero poi ripresi a metà dell’Ottocento (1854-55); successivamente si provvide a restaurare totalmente anche la sacrestia (1858).

Il periodo dal 1906 al 1908 è particolarmente importante per i lavori eseguiti soprattutto nelle parti interne della chiesa.
Dal libro dei fabbricieri, sempre presente nell’Archivio parrocchiale, veniamo a conoscenza che, essendo stato il 1906 un anno con grande abbondanza di olio, fatto che permise alla popolazione notevoli guadagni, si pensò di iniziare una pubblica sottoscrizione per eseguire stucchi, pitture, indorature e ornati in chiesa. Fu deciso inoltre di fondare una commissione di vigilanza per controllare lavori e spese.

Si stabilì di affidare i decori al Sig. Giovanni Clandestino di Lodi, decoratore domiciliato a Borzonasca, di attendere invece, per gli affreschi e le figure, il pittore Raffaele Resio cui fu successivamente affidato l’incarico di affrescare la parete sovrastante l’orchestra, le sei figure di Santi, la volta e il catino absidale.

Oltre agli affreschi i lavori eseguiti furono, come apprendiamo dalle memorie del parroco Mons.Croce, stucchi a tutta la chiesa, nel soffitto, nel cornicione, doratura di tutti gli stucchi, pitture, ornati a chiaro e scuro, lesene in stucco, basi di marmo. £.30.000 circa la spesa come risulta dal libro dei fabbricieri.

Negli anni 1912-1915 fu costruita la scala di marmo esterna (pagata nella sua interezza dal Sig. Giuseppe Solari) ad opera del marmaio Coppello di Chiavari.

Nel 1919-1920, ristorato l’altar maggiore, venne collocata nell’apposita nicchia la statua di N.S. della Guardia di Antonio Canepa, oggetto di particolare culto da parte dei parrocchiani.

rendiconto spese

Struttura architettonica della chiesa


Nel primo ventennio del 1900 si può dire che la chiesa abbia assunto la struttura odierna:

Facciata:

forma a capanna scandita da sei lesene tra le quali al centro di apre una finestra semicircolare sovrastante l’affresco che raffigura san Rufino in gloria.

Interno:

pianta ad un’unica navata con quattro strutture laterali, le prime due semplici rientranze prive di altare (in precedenza il primo incavo a destra ospitava l’altare della Croce e quello a sinistra era intitolato a San Rocco che vi era raffigurato insieme ai Santi Desiderio e Sebastiano), le successive invece vere e proprie cappelle, quella a destra dedicata a San Giovanni Battista e quella a sinistra alla Madonna del Rosario e del Carmelo. Al centro l’altare maggiore in marmi policromi sormontato da un imponente Crocifisso. Copertura con volta a botte, collegata all’abside da un catino absidale.

Gli arredi della chiesa

La chiesa possiede interessanti arredi, suppellettili e quadri tanto che, fin dal 1500, era considerata la più ricca della zona.

Per nominare solo quanto è possibile osservare direttamente entrando in San Rufino, oltre agli affreschi già menzionati, sono di notevoli interesse i due grandi dipinti del sec. XVII a destra e sinistra dell’altare maggiore, raffiguranti, rispettivamente:

  • quello di sinistra Mosè e la prova dei carboni ardenti;
  • quello di destra l’incontro di Giacobbe con il figlio Giuseppe.

Entrambi i dipinti sono stati restaurati nel 1986.

Mosè sui carboni ardenti

Le due grandi tele furono donate alla chiesa nel 1769, su pressante richiesta dell’Arciprete G.B. Oneto, da Sua Eccellenza Ranieri Grimaldi, appartenente alla nobile famiglia Grimaldi.

Il pittore è ignoto; è interessante comunque considerare quanto scritto nel secondo libro dei conti dove l’arciprete stesso afferma che si tratta di “… opere di insigne pennello, chi vuole di Giovanni Battista Carlone … altri vogliono essere questi del famoso Sarzana”.
È sempre l’Arciprete Oneto che nel 1773 fa dipingere dal “… sig. Galeotti in Genova, uno dei migliori pittori di questi tempi …”, per la cifra di £. 500, il quadro di San Rufino, posto nella parte absidale dietro l’altare maggiore; poco lontano due angeli dello stesso autore.
Nella sacrestia è conservata anche una tela di notevole pregio raffigurante San Desiderio con San Rocco e San Sebastiano.

Nel 1974 il presidente dei fabbricieri fa notare che sono stati tirati fuori dal ripostiglio vari quadri a cui evidentemente non si dava valore. “Anche se non hanno grande valore, per la loro antichità dovrebbero essere restaurati da persone competenti, acquistano inoltre valore perché posti in cornici originali”. I fabbricieri deliberano di affidare gradatamente a persone di fiducia le tele da restaurare.

A circa cento anni di distanza dagli ultimi significativi interventi la chiesa è stata totalmente restaurata e riportata alla sua primitiva bellezza.

Il 20 marzo 2011 i lavori, completati, sono stati inaugurati con una Messa solenne celebrata dal vescovo diocesano Mons. Alberto Tanasini.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi